Parole d'autore

Le prime comunioni di Arthur Rimbaud

Poesia "Le prime comunioni" di Arthur Rimbaud

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                       I
 
Sono davvero stupide queste chiese di campagna
Dove quattro brutti marmocchi insozzano le colonne
Ascoltando, mentre storpia i sacri cicalecci,
Un tipo nero e grottesco dalle scarpe che fermentano:
Ma il sole risveglia, attraverso il fogliame
I vecchi colori delle vetrate irregolari.
 
La pietra sa sempre di terra materna.
Vedrete cumuli di quei ciottoli terrosi,
Nella campagna eccitata che freme solenne
Accanto alle pesanti messi, lungo sentieri d'ocra,
Questi arboscelli riarsi dove s'inazzurra la prugnola,
Grovigli di neri gelsi e roseti stercosi.
 
Ogni cento anni questi fienili sono resi presentabili
Con una mano d'acqua azzurra e di latte cagliato:
Se sono evidenti grotteschi misticismi
Presso la Santa Vergine o il Patrono impagliato,
Le mosche che profumano di locanda e di stalla
S'ingozzano di cera sul pavimento assolato.
 
Il bambino appartiene soprattutto alla casa, alla famiglia
D'ingenue cure, di buoni lavori abbrutenti;
Escono, dimenticando che la loro pelle formicola
Dove il Prete di Cristo applicò le sue dita possenti.
Si paga al Prete un tetto all'ombra di un pergolato
Perché lasci al sole quelle fronti che si abbronzano.
 
Il primo abito nero, il più bel giorno delle torte,
Sotto il Napoleone o il Tamburino,
Qualche miniatura dove i Giuseppi e le Marte
Tiran fuori la lingua con eccessivo amore
A cui si aggiungeranno, nel giorno della scienza, due carte,
Questi unici dolci ricordi che gli restano del gran Giorno.
 
Le ragazze vanno sempre in chiesa, contente
Di sentirsi chiamare sgualdrine dai ragazzi
Che si mettono in mostra dopo la messa o i vespri.
Loro che sono destinati all'eleganza delle guarnigioni
Sfottono nei caffè i casati importanti,
Vestiti a nuovo, si sgolano in orrende canzoni.
 
Intanto il Curato sceglie per i fanciulli dei santini;
Nel suo orto, dopo i vespri, quando l'aria
Si riempie del lontano suono nasale delle danze,
E sente, a dispetto dei celesti divieti,
Le dita dei piedi rapite e il polpaccio che tiene il ritmo;
- Viene la Notte, nero pirata che sbarca nei cieli d'oro.
 
                                           II
 
Il Prete ha individuato fra i catechisti
Venuti dai Sobborghi e dai Quartieri Ricchi,
Questa ragazzina sconosciuta, dagli occhi tristi,
La fronte gialla. I genitori sembrano dolci portinai.
"Nel gran Giorno, il più importante per i Catechisti,
Dio farà nevicare su questa fronte l'acquasanta."
 
 
                                           III
 
La vigilia del grande Giorno, la bambina si ammala.
Ancor più che nella maestosa Chiesa dai funebri rumori,
Giunge subito il brivido, - il letto non è insipido, -
Un brivido sovrumano che ritorna: "Io muoio…"
 
E come un furto d'amore ai danni di stupide sorelle,
Lei conta, prostrata e con le mani sul cuore,
Gli Angeli, i Gesù e le sue nitide Vergini
E, tranquillamente, la sua anima ha bevuto tutto il suo vincitore.
 
Adonai!... - Nei suffissi latini,
Cieli screziati di verde bagnano le Fronti vermiglie
E macchiati dal sangue puro dei petti celesti,
Grandi panni di neve cadono sopra i soli!
 
- Per le sue verginità presenti e future
Lei morde nella freschezza della tua Remissione,
Ma più dei gigli d'acqua, più delle marmellate,
I tuoi perdoni sono gelidi, o Regina di Sion!
 
                                           IV
 
Poi la Vergine non è altro che la vergine del libro.
I mistici slanci a volte si spezzano…
E viene la povertà delle immagini, patinate
Dalla noia, la miniatura atroce e le vecchie incisioni;
 
Curiosità vagamente impudiche
Atterriscono il sogno dalla caste azzurrità
Che si è sorpreso intorno alle celesti tuniche,
Ai panni con cui Gesù vela le sue nudità.
 
Lei vuole, eppure lei vuole, l'anima in pericolo,
La fronte nel guanciale cavo per le sue grida sorde,
Prolungare i supremi bagliori di tenerezza,
E sbava… - L'ombra riempie le case e i cortili.
 
E la bambina non ne può più. Si agita, inarca
Le reni e con una mano apre la tendina blu
Per portare un po' il fresco della stanza
Sotto il lenzuolo, sul ventre e sul petto in fiamme…
 
                                             V
 
Al risveglio, - mezzanotte -, la finestra è bianca.
De fronte al sonno azzurro delle tende illunate,
La coglie la visione dei candori della domenica;
Aveva sognato rosso. Le sanguina il naso,
 
E sentendosi casta e piena di debolezza
Per assaporare in Dio il suo amore che ritorna,
Ebbe la sete della notte in cui si esalta e si deprime
Il cuore, quando indovina il dolce occhio del cielo;
 
Della notte, Vergine-Madre impalpabile, che immerge
Tutte le giovani emozioni nei suoi grigi silenzi;
Ebbe sete della notte forte in cui il cuore che sanguina
Consuma senza testimoni la sua rivolta senza grida.
 
E mentre fa la vittima e la piccola sposa,
La sua stella la vede, una candela fra le dita,
Scendere nel cortile dove si asciuga una camicia,
Bianco spettro, e far sorgere spettri neri dai tetti.
 
                                         VI
 
Passò la sua notte santa nelle latrine.
Verso la candela, dai buchi del tetto colava l'aria bianca,
E qualche folle vigna dalle porpore nerastre
Che crollava al di qua di un cortile vicino.
 
L'abbaino disegnava un cuore di luce viva
Nel cortile dove il cielo basso tingeva d'oro vermiglio
I vetri; il selciato puzzava di acqua di lisciva
Inzolfando l'ombra dei muri colmi di sonni neri.
.   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   . .   .   .   .   .  
 
 
                                           VII
 
Chi mai dirà quei languori e quelle pietà immonde,
E quell'odio che in lei nascerà, o luridi pazzi
Il cui lavoro divino deforma ancora i mondi,
Quando la lebbra alla fine mangerà questo dolce corpo?
.   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .
 
E quando, ringoiato ogni nodo d'isteria,
Lei vedrà, nelle tristezze della felicità,
L'amante che sogna un bianco stuolo di Marie,
All'alba della notte d'amore, con dolore:
 
"Sai che ti ho fatto morire? Ti ho preso la bocca
Il tuo cuore, tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che avete;
Ed io, io sono malata: Oh! voglio che mi si stenda
Fra i Morti abbeverati dalle acque notturne!
 
"Ero proprio giovane, e Cristo ha insozzato il mio respiro.
Mi ha riempito di disgusto fino al collo!
Tu baciavi i miei capelli profondi come lana,
E io lasciavo fare… ah! certo, è bello per voi,
 
"Uomini! Non pensate mai che la più innamorata
È, nella sua coscienza d'ignobili terrori,
La più prostituta e la più dolente,
E che i nostri slanci verso di voi sono errori!
 
"Ormai la mia Prima Comunione è ben lontana.
I tuoi baci, non posso averli mai saputi:
E il mio cuore e la mia carne alla tua avvinghiata,
Brulicano del putrido bacio di Gesù!"