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I saltimbanchi di Luigi Pirandello

Poesia "I saltimbanchi" di Luigi Pirandello

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Bum! Bum! Bum! Fuori ragazzi!
Ecco in piazza i saltimbanchi!

Spiccan salti, lancian lazzi;

vien dal rider male ai fianchi.
 
Bum! Bum! tuona la grancassa,
la trombetta rauca strepe.

Ecco, fermasi chi passa,

altri accorrono e fan siepe.
 
A slargare il cerchio intorno
della banda il capo or gira,

suona in faccia a tutti un corno,

ed indietro ognun si tira.
 
Quella banda si compone
d ’un pagliaccio infarinato

con in testa un berrettone

bianco, lungo, acuminato;
 
d ’una donna macilente,
dalla strana acconciatura,

che con voce sonnolente

indovina la ventura;
 
v ’è un ragazzo capelluto,
che a far ridere si sforza;

ma il meschino è sordo e muto

saltator di prima forza,

Viene infin Lulú, ch ’è un cane
barboncin di buona scuola;

par che dica: “Oh Dio, c ’è pane?”

ma gli manca la parola.
 
Questa banda pel paese
già da un mese in giro va,

con la fame ell ’è alle prese

ma com ’andar via non sa.

È domenica. Ha piovuto,
e bagnata è ancor la piazza;

Roro, il bimbo capelluto,

e Lulú, cane di razza,

al comando del pagliaccio
spiccan salti in sú e in giú.

“Roro, lèvati su un braccio!

Lulú, opla! opla! sú”

Roro or via di tra ’ ginocchi
si fa uscir la testa; caccia

fuor la lingua, strizza gli occhi,

si contrae tutta la faccia.
 
Ognun ride, a ognun fa pena,
ma nessuno un soldo dà

a quel bravo Roro appena

col piattello in giro va.
 
Muto ei guarda quella gente
senza cuor, guarda la mano

tesa indarno, e mestamente

la reclina piano piano.
 
Dai balconi ah non scappate
anche voi, cari bambini!

Se v ’han fatto rider, date,

date un soldo a quei tapini!