Parole d'autore

Papà di Sylvia Plath

Poesia "Papà" di Sylvia Plath

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Non servi, Non servi
Non più, nera scarpa,
come un piede vi ho vissuto
Per trent'anni, gramo e bianco,
Trattenendo fiato e starnuto.
Papà, ammazzarti avrei dovuto,
Tirasti le cuoia prima che ci riuscissi.
Tu, fardello imbottito di Dio, marmo cocciuto,
Orrenda statua dall'alluce tristo
Grosso come una foca di Frisco.

...

Le nevi del Tirolo, la chiara birra di Vienna
Non sono tanto pure o sincere
Con la mia ava zingara ed un destino pazzo
Di tarocchi ho un mazzo di tarocchi ho un mazzo
Qualcosa di giudeo potrei avere

Ho sempre avuto terrore di te,
Della tua Luftwaffe, del tuo gregregré.
E il tuo baffo ben curato
E l'occhio ariano rifulgente blu.
Uomo-panzer, uomo-panzer, O Tu -

Non un Dio ma una svastica nera
Così che nessun cielo vi trapela.
Ogni donna adora un fascista,
Uno scarpone sulla faccia, un brutale
Un cuore inumano, uno a te eguale.

Stai alla lavagna, papà,
Nella foto che ho di te,
Biforcuto nel mento, piuttosto che nel pié
Ma non meno diabolico per questo, oh già
E non meno uomo nero che

Azzanna il mio piccolo cuore facendolo in due.
Avevo dieci anni allorché sotterrarono te.
E a venti cercai di morire
Per tornare, tornare, tornare da te.
Pensavo che le ossa servissero, perfino le tue.

...

Nel tuo cuore grasso e nero c'è un paletto
Ai paesani nemmeno piacevi.
Ora ti pestano, sopra di te fanno un balletto.
Chi eri hanno sempre capito.